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	<title>Karate Club Galliate &#187; KJ 06</title>
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	<description>Sito ufficiale del Karate Club Galliate</description>
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		<title>Karate Club Galliate: più di 30 anni di storia</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Sep 2007 23:13:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[vittorio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita della palestra]]></category>
		<category><![CDATA[KJ 06]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia, negli anni, del Karate Club Galliate, dagli esordi a oggi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_192" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a data-postid="fsg_post_40" data-imgid="192" href="http://www.karateclubgalliate.org/wp-content/uploads/2007/09/kj06_kcg1979.jpg"><img class="size-medium wp-image-192" title="Karate Club" src="http://www.karateclubgalliate.org/wp-content/uploads/2007/09/kj06_kcg1979-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di gruppo del Karate Club Galliate nel 1979</p></div>
<p><strong>1970</strong>: per iniziativa di alcuni sportivi, in particolare di Carlo Allavelli (che sarà presidente fino al 1986), Marco Gianoni e Mauro Masini, nasceva la Società Sportiva Shotokan Karate Galliate. Assumeva la direzione tecnica il maestro Armando Castagneri di Torino, mentre le lezioni, che si svolgevano nel palazzetto dello sport di Galliate, erano tenute da Videlmino Scalabrin di Trecate. L’iniziativa ebbe subito un grande successo tanto da raggiungere, fin dal primo avvio di attività,più di 30 iscritti.</p>
<p><strong>1971</strong>: tra i nuovi praticanti ci fu un ragazzino di 11 anni, Fabrizio Maurizio, che ora è il nostro maestro.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>1973</strong>: la direzione tecnica fu affidata al maestro Videlmino Scalabrin, che nel frattempo era diventato tecnico federale.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>1976</strong>: fino all&#8217;anno 1978 il maestro Scalabrin fu sostituito dal maestro Mario Mocchetto di Novara. Erano gli anni del boom delle arti marziali, grazie anche ai film di Bruce Lee, e in palestra c’erano decine e decine di praticanti.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>1978</strong>: iniziò, sebbene non più giovanissimo, a praticare il karate Marco Bignoli, che 1976 assumeva subito anche la conduzione amministrativa e organizzativa dell’associazione. Riceveva le sue prime lezioni dal quel ragazzino, Fabrizio Maurizio, ormai diventato cintura nera e aiutante del maestro Scalabrin, che aveva riassunto la conduzione tecnica dell’associazione.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>1980</strong>: il Coni riconosceva il karate e la Società Sportiva Shotokan Karate Galliate, tramite la Federazione cui era affiliata, ne entrò a far parte. Sempre nel 1980 assunse la direzione tecnica il maestro Roberto Mocchetto di Trecate, carica che terrà fino al 2003.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>1986</strong>: un giovane e promettente karateka, Giovanni Riccardi, perdeva la vita in un incidente d’auto e il direttivo, in suo onore, cambiò il nome della società in Associazione Sportiva Karate Club Giovanni Riccardi Galliate, denominazione che resterà fino al 1998, quando assumerà quella attuale di Karate Club Galliate. Sempre nel 1986 ne assumeva la presidenza Silvano Zambotto, che la mantiene tuttora.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>2001</strong>: ritornava nel karate galliatese Fabrizio Maurizio, che dal 1982 aveva lasciato l’associazione per fare nuove esperienze nel campo delle arti marziali.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>2003</strong>: la direzione tecnica veniva assunta dal maestro Mario Mocchetto di Trecate.<br />
2005: entrava a far parte del Karate Club Galliate l’istruttore Alessandro Lucchini, più volte campione italiano di combattimento negli anni Ottanta, giornalista, scrittore (anche di libri di karate) e ideatore di “KJ”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>2006</strong>: il maestro galliatese Fabrizio Maurizio assume la direzione tecnica dell’associazione. In tutti questi anni il karate galliatese ha portato decine e decine di atleti al grado di cintura nera; ha conseguito notevoli successi in campo agoni stico a livello regionale e nazionale; ha organizzato raduni tecnici, gare, stage e dimostrazioni.</p>
<p><strong>2007</strong>: il galliatese Vittorio Rebecchi consegue la qualifica federale di &#8220;Aspirante Allenatore&#8221; e, dal 2008, affianca ufficialmente il maestro Maurizio Fabrizio nella conduzione dei corsi per bambini e ragazzi.</p>
<p>Oggi annovera un numeroso gruppo di bambini, che con gli adulti  raggiungono un totale di oltre 60 atleti iscritti. Sono proprio loro che, dopo  i primi 37 anni, scriveranno il resto di questa storia.</p>
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		<title>Il valore formativo del Karate-gioco</title>
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		<pubDate>Sat, 13 May 2006 23:12:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[vittorio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Educazione e sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[KJ 06]]></category>

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		<description><![CDATA[Come si arriva alla presenza del gioco nelle arti marziali? Strumento educativo, esercizio preparatorio, fuga dalla realtà, rappresen tazione simbolica, scarico dell’eccesso di energia accumulata nel bambino, strumento per sviluppare il senso sociale: dall’Ottocento a oggi, al gioco sono state accreditate diverse funzioni.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a data-postid="fsg_post_38" data-imgid="175" href="http://www.karateclubgalliate.org/wp-content/uploads/2006/05/kj06_karate_gioco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-175" title="Karate-gioco" src="http://www.karateclubgalliate.org/wp-content/uploads/2006/05/kj06_karate_gioco-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Come si arriva alla presenza del gioco nelle arti marziali? Strumento educativo, esercizio preparatorio, fuga dalla realtà, rappresen tazione simbolica, scarico dell’eccesso di energia accumulata nel bambino, strumento per sviluppare il senso sociale: dall’Ottocento a oggi, al gioco sono state accreditate diverse funzioni.</p>
<p>Nell’educazione fisi ca l’imitazione è un elemento molto stimolante, proprio perché suscita forti emozioni. In un’atmosfera di ricca di emotività, infatti, il bambino ha modo di esercitare le doti che si è cercato di sviluppare in lui fin dai giochi più elementari. Attraverso la competizione governata da precise regole, il fanciullo si abitua a rispettare i diritti e i sentimenti degli altri, e a giocare secondo regole stabilite; in sintesi, al vivere sociale.</p>
<p>Oltre all’aspetto sociale, il gioco è importante anche come occasione di crescita psicologica. Il gioco è una finzione della realtà:giocare significa fingere, cioè minimizzare il rischio della vita. Una caricatura di vita, una simulazione di esperienza. E in questa dimensione del gioco si includono anche il disegno, la scrittura, la musica, la rappresentazione teatrale, lo sport. Con alcune magiche combinazioni tra le varia attività: su queste pagine abbiamo già letto alcuni brevi testi composti dai nostri giovani atleti. In futuro potremo vedere i loro disegni, o chissà quale altra espressione del loro genio. Quando l’educazione fisica sa stimolare anche la fantasia del bambino, portandolo a vivere situazioni sempre nuove attraverso un uso “esplorativo” del proprio corpo e della propria mente, siamo al massimo risultato.</p>
<p>Quanto a espressione della fantasia,poi, le arti marziali sono tra le più indicate. Nell’esercizio di karate &#8211; che sia tecnica fondamentale, combattimento o kata &#8211; si concretizzano i sogni di vittoria dell’eroe di mille imprese. I miti del nostro piccolo atleta, le sue fantastiche battaglie contro pirati e banditi trovano un centro di rappresentazione, più realistico di quanto si pensi, nell’amico che ha di fronte, e che deve cercare di vincere. Unica differenza dalle sue fantasie &#8211; ecco l’educazione &#8211; non dovrà procurargli alcun danno.</p>
<p>L’organizzazione del gioco nel karate tende poi a entusiasmare la classe, senza valorizzare il principio della superiorità dell’uno sull’altro, ma sviluppando uno spirito imitati vo che porti tutti a un buon livello di abilità. Altra funzione centrale del gioco: la semplificazione. È realmente educativo solo ciò che si apprende con piacere. Il gioco trasforma l’impossibile in possibile, il difficile in facile, il facile in piacevole e divertente. Solo le attività facili, piacevoli e divertenti diventeranno parte della vita a della persona adulta e le serviranno sempre; quelle difficili, per cui dovrà ogni volta sforzarsi e vincere un’opposizione interiore, le resteranno estranee, e col tempo perderà la capacità di eseguirle. Ciò non significa che sia da evitare tutto ciò che è difficile: al contrario, la forzadi volontà, l’immaginazione, il desiderio di superare l’ostacolo mirano proprio ad allargare i confini del possibile, così che alla fine ogni azione sia eseguita con disinvoltura e piacere.</p>
<p>Giocare, per il bambino è una necessità, fisica e psichica: ne accresce le motivazioni e le capacità motorie, e ne influenza in modo positivo lo sviluppo.</p>
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